Scopri le 6 cose che un birraio artigianale fa ogni giorno: tra pulizie infinite, luppoli, macinature e lotte con la lattinatrice. Il vero dietro le quinte del mestiere della birra.
Le 6 cose che fa un birraio ogni giorno
Ogni volta che un avventore della nostra Taproom, un ospite durante una visita guidata in birrificio o semplicemente dei clienti durante una serata di degustazione presso altri locali ci dicono: “che bello dev’essere fare il birraio”, a noi mastri scende una lacrimuccia e, allo stesso tempo, ci trema l’occhio dallo stress.
Sono in molti, infatti, a pensare che produrre birra artigianale significhi divertirsi, sorridere, bere birra tutto il giorno, aprire lattine come fossero noccioline e ogni tanto lanciare un pizzico di luppolo alla “Salt Bae”.
Ebbene, la verità è proprio così. O quasi.
Dipende dagli approcci — parafrasando un celebre detto: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono fiori”.
Vediamo insieme le 6 cose che ogni birraio fa praticamente ogni giorno, con o senza solitario al dito.
1) Pulire, detergere, sanificare
La figura del birraio, se ben ammaestrata da scuole moderne e dalle linee guida dell’ASL di competenza, passerà il 90% del suo tempo a pulire, sanificare e detergere tutte le superfici che entreranno in contatto con il mosto o con la birra finita.
Spesso il birraio è sinonimo di sindrome ossessivo-compulsiva: teme qualsiasi microrganismo che possa annidarsi tra una guarnizione e l’altra, in un raccordo, in un tubo o in una saldatura.
Il tempo speso nella detersione o sanificazione è sempre tempo ben investito. I nostri mastri birrai girano con chiave DIN in tasca, guanti in nitrile e spray sanificante a portata di mano. Sono veri cacciatori di batteri!
2) Macinare il malto
Altra attività quasi quotidiana è la macinazione del malto d’orzo.
Il mulino è alto circa 1,50 m alla tramoggia (dove si inserisce il sacco di malto) e ogni sacco pesa circa 25 kg.
Questo movimento, ripetuto ventina di volte (22 per la nostra Mobster, per esempio), rappresenta un ottimo allenamento: bicipiti femorali, tricipiti e trapezi lavorano a pieno ritmo.
Fare il birraio è anche fare attività fisica. Remunerata.
A fine macinatura, si torna al punto 1: pulizia accurata di mulino e sala d’aspirazione, per evitare crisi ai celiaci di passaggio.
3) Inlattinare
Tra le cose che ogni birraio fa ogni giorno, questa è probabilmente la più amata e odiata.
Il rapporto con la lattinatrice (o imbottigliatrice, per chi usa il vetro) è simile a quello tra un artigiano e una divinità capricciosa.
Quando va, regala sollievo e silenziosa gratitudine; quando si ferma, trascina con sé giornate intere, birrai, meccanici e malumori.
Nessuno osa dire “guarda come funziona bene oggi!”, come se quelle parole potessero rompere l’incantesimo.
È una tragedia greca, o meglio, feudale: un matrimonio forzato tra la precisione della macchina e l’imperfezione umana che la circonda.
Rumori, imprecazioni e miracoli quotidiani in lattina.
Solo quando si deterge la macchina a fine giornata, lucida e silenziosa, si può finalmente tirare un sospiro di sollievo: è finita, e per oggi ha vinto l’uomo.
4) Pesare
Il birraio pesa tutto: malti, luppoli, nutrienti, carragenina (derivata dalle alghe, utile alla chiarificazione delle proteine), fusti, lattine e sostanze chimiche.
Ogni cosa va misurata, bilanciata, pesata.
Anche solo per piacere.
L’unica cosa che il birraio evita di pesare è sé stesso, viste le pance che spesso accompagnano il mestiere.
5) Produrre il mosto
Eccoci alla parte più romantica del mestiere, ma anche una delle più sofisticate.
La produzione del mosto può durare ore e, se l’impianto e i fermentatori sono già puliti, la giornata scorre più rapida.
Durante la cotta, il birraio controlla temperature, livelli, colore e gusto del mosto, preleva campioni, immagina sapori e prepara il lavoro del giorno dopo.
Ma se la giornata include anche inlattinamento, infustamento e lavaggio macchinari, o peggio, una rottura meccanica, allora scendono i Santi.
6) Analizzare le birre
Oh là, finalmente si beve!
O quasi.
L’analisi sensoriale arriva solo a fine giornata (o settimana).
Si prelevano campioni dai fermentatori per controllare i livelli di CO₂, ossigeno e zuccheri residui (Plato), l’acidità (pH) e, quando serve, si scaricano i lieviti esausti dai fermentatori.
È un momento tecnico, non ludico: l’obiettivo è garantire che ogni birra sia pulita, stabile e perfettamente bilanciata.
Fare il birraio artigianale è molto più che “bere birra tutto il giorno”.
È un mestiere fatto di passione, sudore, precisione e testardaggine, dove dietro ogni sorso di birra c’è una montagna di lavoro e tanta tanta dedizione.
Alla salute dei birrai, dunque – quelli veri!


