L’ossidazione nella birra: questa sconosciuta

Guida completa per capire, riconoscere ed evitare l’ossidazione nella birra artigianale.


I difetti palesi e i difetti nascosti nella birra

Molte bevande, fermentate e non, possono presentare difetti sensoriali più o meno evidenti. Alcuni sono immediatamente riconoscibili: un vino astringente che “allappa” la bocca, oppure una bibita gassata che, una volta aperta, risulta completamente sgasata.

Tuttavia, per ogni difetto evidente ce ne sono almeno il doppio che rimangono impercettibili ai non esperti: micro-difetti che, sommati, possono compromettere l’esperienza di degustazione, influenzando negativamente anche la volontà del consumatore di riacquistare quel prodotto.

Ecco perché è fondamentale evitare — o almeno limitare drasticamente — la formazione di questi difetti nascosti, anche se in alcuni casi sono diventati veri e propri “marcatori sensoriali” di alcuni brand.


Cos’è l’ossidazione nella birra

Tra i difetti più comuni troviamo l’ossidazione, un processo che può manifestarsi in modo evidente oppure rimanere sottotraccia, e che in particolari tipologie di birra può persino essere apprezzato dai consumatori.

Cosa significa ossidazione
Per ossidazione si intende un insieme di reazioni chimiche che avvengono a contatto con l’ossigeno.
Nella sua essenza, l’ossidazione è un trasferimento di elettroni: una sostanza perde elettroni (si ossida) mentre un’altra li acquista (si riduce).
Il termine deriva dalle prime osservazioni sulla ruggine del ferro, ma è bene ricordare che esistono molte reazioni ossidative che non coinvolgono l’ossigeno.
Nella birra, invece, il principale responsabile è proprio lui: l’ossigeno.


    Cosa cambia nella birra quando entra l’ossigeno

    Entriamo più nello specifico: cosa comporta l’ossidazione nella birra?
    L’ossidazione può generare una gamma molto ampia di cambiamenti sensoriali, che dipendono dai composti coinvolti e dalla quantità di ossigeno presente.

    Alterazioni del colore
    Come una mela o una patata tagliata che diventano scure, anche la birra subisce un’alterazione cromatica:

    • da giallo dorato brillante → a giallo cupo
    • nelle ossidazioni avanzate → marroncino o rosato
    • in casi estremi → colori anomali (come una famosa cotta Lucky Brews diventata… viola!)

    Alterazioni dell’aroma e del sapore
    Il difetto da ossidazione è spesso descritto come:

    • cartone bagnato (tipico difetto da aldeidi)
    • miele stantio o di malto caramellato vecchio
    • frutta matura/rancida nelle IPA: il luppolo fresco diventa pesante, poco elegante

    L’ossidazione può coinvolgere anche:

    • alcoli superiori
    • composti ferrosi
    • fenoli e polifenoli

    Quando l’ossidazione è positiva
    Non sempre è un difetto: nelle birre a lunga maturazione, come:

    • Barley Wine
    • Barrel Aged
    • Old Ale
    • birre ad alta gradazione e lunga conservazione

    Una lieve nota ossidativa tendente allo sherry è considerata un pregio e parte del profilo sensoriale atteso.


    Come combattere l’ossidazione nella birra

    Le forme di ossidazione sono molteplici, ma la più temuta dal birraio – e dai beer lover – è la presenza di ossigeno nel prodotto.

    Lavorare “in isobarico”
    Il primo passo per ridurre al minimo il contatto con l’aria è utilizzare strumenti che permettano processi a circuito chiuso, senza ingresso di ossigeno:

    • fermentatori isobarici
    • imbottigliatrici/inlattinatrici in contropressione

    Questi sistemi sono costosi, ma estremamente efficaci.

    Dry hopping e CO₂
    Durante il dry hopping è fondamentale:

    • insufflare CO₂ sul pelo della birra per creare uno strato protettivo
    • evitare assolutamente l’ingresso di aria dal boccaporto

    Lavaggio CO₂ di fusti e lattine
    Prima del riempimento, fusti e lattine devono essere saturati di CO₂ per eliminare la presenza di aria.
    Questo aumenta i consumi di CO₂, ma riduce in modo drastico l’ossidazione.

    Strumenti di misurazione dell’O₂
    È fortemente consigliato per ogni birrificio avere un misuratore di ossigeno disciolto, per monitorare ogni fase produttiva e individuare eventuali criticità.


    I parametri da controllare per evitare l’ossidazione della birra

    Nel settore birrario si indica come soglia sicura:

    • < 50 ppb di O₂ nella birra confezionata
      Lucky Brews punta a 25 ppb, standard da birrificio ad alta qualità.

    Buone pratiche anti-ossidazione
    Ecco i principali punti critici da tenere sotto controllo:

    1. Macinazione del malto ore prima dell’uso
    Riduce la degradazione dei polifenoli che, ossidandosi, generano sapori sgradevoli.

    2. Ammostamento: mescolare delicatamente
    Durante l’aggiunta del malto evitare turbolenze che inglobano aria (ossidazione a caldo).

    3. Trasferimenti lenti e senza turbolenze
    Sempre con tubazioni e strumenti adatti, meglio se in isobarico.

    4. Ossidazione del mosto: usare aria sterile
    L’aria contiene il 21% di ossigeno: la quantità ideale per il lievito.
    Con ossigeno puro, il rischio di sovradosaggio è altissimo.

    5. Controllo O₂ durante la fermentazione
    Ogni apertura del boccaporto va valutata e minimizzata.

    6. Travaso e trasferimenti finali
    Sempre con attenzione maniacale al contatto con l’ossigeno.

    7. Creare il “cappello di schiuma” prima della tappatura
    Serve a spingere fuori l’aria rimasta nel collo della bottiglia o nello spazio vuoto della lattina.

    Test di shelf life
    È buona pratica analizzare sensorialmente birre “stressate” lasciandole a temperature elevate per mesi, per valutarne l’evoluzione e la durata ottimale.


    Conclusione

    Per ottenere una birra con livelli minimi di ossigeno – quindi non ossidata – non esiste una sola soluzione, ma un insieme di attenzioni, strumenti e buone pratiche costanti. Qui, trovate l’articolo riguardo le ultime tecnologie usate per il lancio della Brando Revo e il conseguente basso livello di ossigeno disciolto.

    Gli strumenti professionali per la misurazione dell’O₂ sono costosi, ma una corretta prassi produttiva, fatta di precisione e consapevolezza, permette al birrificio artigianale di prevenire quasi totalmente l’ossidazione, garantendo una birra fresca, stabile e fedele alla ricetta originale.

    Se vuoi provare una birra artigianale estremamente buona, prodotta con cura maniacale e senza alcuna ossidazione, passa a trovarci in birrificio nella nostra Lucky Folks– in Via Vecchia Ferriera 123, Vicenza – oppure ordinala online: ti arriverà freschissima, direttamente dal nostro sito.

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